BAR SPORT # 3

14/09/2011

PRESENTA UN AMICO A SKY

Ma prima informalo su alcune cose

Non so se i “capoccioni” di Sky riescano a fare miracoli. Sicuramente riescono in imprese formidabili, tipo quella di mettere assieme il peggior telecronista (Massimo Marianella) e il miglior commentatore (Luca Marchegiani) di cui dispongono. Cosa che si è verificata ieri sera, in occasione della partita Barcellona-Milan.

Da un lato, il telecronista Massimo Marianella. Con la sua fastidiosa cantilena, Marianella ha sciorinato, come di consueto, un’interminabile sequela di aneddoti e notiziole. Il grave problema del rinnovo del contratto di Abidal che vorrebbe un 1+1 per potere chiudere la carriera a Barcellona: c’è ancora distanza tra la società e il giocatore, ma non è escluso che si possa addivenire ad un’intesa. La commovente semplicità della famiglia di Pedro, il cui papà continua a fare il benzinaio a Tenerife nonostante il successo e la popolarità raggiunti dal figlio. Il grande amore di David Villa (“El Guaje”, da pronunciarsi con una certa enfasi) per la sua terra, le Asturie; un amore talmente grande da indurlo a personalizzare i propri scarpini proprio (pensate un po’) con un miniatura della bandiera delle Asturie. E, si badi, tutta questa mole di vitali informazioni Marianella l’ha elargita non solo durante i tempi morti, ma anche e soprattuto nel pieno svolgimento della partita! Perchè, allora, non renderci edotti anche su quale tipo di adesivo per dentiere usa la nonna di Puyol o se l’incipiente calvizie abbia convinto Iniesta a rivolgersi ad un centro tricologico come ha fatto Wayne Rooney?

Dall’altro lato, la “seconda voce” Luca Marchegiani. Misurato nei toni e puntuale negli interventi, Marchegiani è, a mio avviso, il miglior commentatore attualmente in circolazione. Mi limito a citare un esempio. Ieri sera, mentre l’ineffabile Marianella, estasiato dalla magica atmosfera del Camp Nou, tesseva le lodi del “Tiki Taka”, marchio di fabbrica del Barcellona di Guardiola, Marchegiani si è avventurato in una considerazione che sulle prime potrebbe apparire blasfema: il Barcellona difetta in concretezza. Che cosa? La squadra più forte e più celebrata del mondo, che sta vincendo tutto quello c’è da vincere piegando qualsivoglia resistenza opposta dai malcapitati avversari, è poco concreta? E’ una eresia! No, niente affatto. Ieri, specie quando il Barcellona si è messo a giocare su ritmi blandi, era quantomai opportuno sottolineare come con l’ormai proverbiale ragnatela di passaggi, i catalani rischino di segnare molto meno di quanto potrebbero. E Marchegiani non ha mancato di farlo notare. Fraseggi deliziosi figli di una tecnica sopraffina e di intese ormai rodatissime; ma nel calcio, si sa, contano i gol. A volte, Messi e compagni sembrano innamorati di loro stessi, del loro bel gioco, del loro solido collettivo. Ma perchè ricercare in maniera ossessiva l’arabesco, invece di tirare un po’ di più in porta? La supremazia nel possesso palla non si traduce automaticamente in supremazia nel punteggio. E il fortunoso pareggio ottenuto in extremis dal Milan nè è l’ennesima riprova.

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BAR SPORT # 2

12/09/2011

SURTOUT PAS TROP DE ZELE

Quando scarseggia il buon senso

Nella finale del singolare femminile degli US Open si è avuto un esempio di come l’applicazione pedissequa del regolamento possa, talvolta, rivelarsi un errore.

Il fatto. Serena Williams, sotto di un set, all’inizio del secondo annulla una palla break con un diritto vincente che accompagna con un sonoro “c’mon!”. Nessuna protesta da parte dell’avversaria Samantha Stosur, la quale si appresta a giocare il punto successivo sul 40-40. Interviene però l’arbitro, la greca Eva Asderaki, che considera irregolare il colpo della Williams, in quanto l’esultanza prematura dell’americana avrebbe danneggiato la Stosur. La Asderaki assegna il punto all’australiana che ottiene così il break. Si scatena la bagarre: Serena, memore di altri problemi avuti con i giudici di gara nelle precedenti edizioni degli US Open, si avvicina furiosa al seggiolone dell’arbitro, iniziando un acceso contenzioso verbale.

Questo episodio, che potrebbe essere archiviato come una semplice applicazione del regolamento, merita di essere approfondito. La decisione della Asderaki pecca, a mio avviso, di eccessiva rigidità. Nel tennis, come in qualsiasi altro campo della vita, l’applicazione delle norme necessita di un minimo di discernimento e di elasticità. L’eccessivo zelo della Asderaki ha rischiato di cambiare l’inerzia dell’incontro; e, cosa paradossale, ha rischiato di “favorire” la giocatrice “penalizzata” dalla chiamata. Infatti, Serena Williams, che fino a quel momento aveva subito il gioco della Stosur, ha avuto un sussulto, controbreakkando immediatamente l’australiana e dando l’impressione di poter raddrizzare l’incontro; anche il pubblico, fin lì piuttosto silenzioso, ha cominciato ad incitare a gran voce la tennista di casa, entusiasmato dalla reazione di Serena al supposto torto subìto. Samantha Stosur, comunque, ha saputo mantenere i nervi saldi all’interno dello stadio Arthur Ashe trasformatosi in una bolgia, e ha meritatamente vinto la partita ed il torneo.

Grazie all’ipertecnologico “occhio di falco” sono stati (parzialmente) risolti i problemi riguardanti le dispute “oggettive” (palla dentro/palla fuori, per intenderci). Sul terreno lasciato alla discrezionalità dell’arbitro, invece, continuerà ad aleggiare il fattore umano. Ma c’è un ottimo criterio che si può adottare: il buon senso.


BAR SPORT # 1

03/09/2011

BRAVA FLAVIA!

Batte la Sharapova e accede agli ottavi degli U.S.Open

Quando il mio lato sportivo e il mio lato antisportivo convergono su un unico obiettivo, e questo viene raggiunto, la goduria è doppia. La Sharapova non l’ho mai potuta soffrire. Sicchè, vedere Flavia Pennetta uscire vincitrice dalla lotta con la russa mi ha fatto enormemente piacere.

In campo, la Pennetta ha fatto quello che doveva fare. Facile dirlo adesso che ha vinto, ma effettivamente la brindisina non aveva molte scelte sulla strategia da adottare. Non avendo la potenza della russa non poteva certo mettersi a fare a pallate; e un’eventuale sistematica ricerca di variazioni di ritmo e tipologia di colpi l’avrebbe esposta a rischi eccessivi. Flavia ha così optato saggiamente per una strategia di contenimento, senza per questo rinunciare ad effettuare alcune rimarchevoli giocate. Fondamentale è stata la sua ottima condizione fisica che le ha concesso di muoversi bene e di giocare con sufficiente sicurezza in difesa, riuscendo a tenere profondi i colpi. Eccellente, poi, la tenuta psicologica: solo un paio di cali di tensione, dai quali Flavia si è prontamente ripresa. Dal canto suo, la Sharapova ha giocato in maniera aggressiva come d’abitudine; ma ha ecceduto in tal senso, forse anche per supponenza. E’ vero che la russa ha messo a segno parecchi colpi vincenti, alcuni dei quali molto belli; ma ha anche fatto una valanga di errori (compreso un elevato numero di doppi falli) che alla lunga l’hanno penalizzata.

Aggiungo una considerazione di altro genere. La Pennetta non è mai stata la mia tennista preferita, nè mi è particolarmente simpatica. Ma ieri, forse a causa dell’irritazione causatami dal nugolo di obiettivi fotografici puntati unidirezionalmente verso la spilungona siberiana, mi sono accorto di quanto Flavia sia graziosa. Relativamente minuta, proporzionata e dai movimenti eleganti ed armonici. Davvero niente male.

Come tifoso sono già appagato: dopo questa bella vittoria, la Pennetta potrebbe anche fermarsi qui. Certo, il tabellone si presenta piuttosto invitante e Flavia potrebbe regalarci e regalarsi altre soddisfazioni.