A vita

Tutto sembra procedere senza intoppi. Mario Monti ha fatto oggi il suo esordio in Senato. Il Presidente del Senato Renato Schifani ha comunicato all’assemblea  la decisione presa dal Presidente della Repubblica di nominare senatore a vita il professore varesino. Gli auguri.  L’applauso dei neocolleghi. Poi subito al lavoro.

Devo confessare che c’è qualcosa non ho capito. Ad esempio: come viene formalizzata la nomina a senatore a vita? A meno che non mi sia sfuggito qualcosa, non ho visto nessuna cerimonia ufficiale. D’accordo i tempi stretti, ma mi sarei aspettato almeno una photo opportunity con stretta di mano fra il Presidente della Repubblica e il neosenatore. E poi: come viene comunicata la notizia della nomina al diretto interessato? Cos’è, uno lo viene a sapere alla sera quando guarda il telegiornale? Oppure, che so io, ti arriva a casa una raccomandata A/R? Una telefonata dal Quirinale? Un sms? E ancora:  mettiamo, per ipotesi, che a Monti scocci fare il senatore. La nomina è indubbiamente un onore, ma in questo caso è il preludio ad un lavoro gravosissimo. Se Monti fosse stato riluttante, avrebbe potuto rifiutare la nomina, tipo Jean-Paul Sartre col Nobel o Marlon Brando con l’Oscar? Vabbè. Mario Monti è già in pista e speriamo che possa fare bene. Ma se ci ripensasse, disgustato dall’ambientino del Palazzo, potrebbe Monti abdicare come fece Celestino V? Boh!

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