BAR SPORT # 2

SURTOUT PAS TROP DE ZELE

Quando scarseggia il buon senso

Nella finale del singolare femminile degli US Open si è avuto un esempio di come l’applicazione pedissequa del regolamento possa, talvolta, rivelarsi un errore.

Il fatto. Serena Williams, sotto di un set, all’inizio del secondo annulla una palla break con un diritto vincente che accompagna con un sonoro “c’mon!”. Nessuna protesta da parte dell’avversaria Samantha Stosur, la quale si appresta a giocare il punto successivo sul 40-40. Interviene però l’arbitro, la greca Eva Asderaki, che considera irregolare il colpo della Williams, in quanto l’esultanza prematura dell’americana avrebbe danneggiato la Stosur. La Asderaki assegna il punto all’australiana che ottiene così il break. Si scatena la bagarre: Serena, memore di altri problemi avuti con i giudici di gara nelle precedenti edizioni degli US Open, si avvicina furiosa al seggiolone dell’arbitro, iniziando un acceso contenzioso verbale.

Questo episodio, che potrebbe essere archiviato come una semplice applicazione del regolamento, merita di essere approfondito. La decisione della Asderaki pecca, a mio avviso, di eccessiva rigidità. Nel tennis, come in qualsiasi altro campo della vita, l’applicazione delle norme necessita di un minimo di discernimento e di elasticità. L’eccessivo zelo della Asderaki ha rischiato di cambiare l’inerzia dell’incontro; e, cosa paradossale, ha rischiato di “favorire” la giocatrice “penalizzata” dalla chiamata. Infatti, Serena Williams, che fino a quel momento aveva subito il gioco della Stosur, ha avuto un sussulto, controbreakkando immediatamente l’australiana e dando l’impressione di poter raddrizzare l’incontro; anche il pubblico, fin lì piuttosto silenzioso, ha cominciato ad incitare a gran voce la tennista di casa, entusiasmato dalla reazione di Serena al supposto torto subìto. Samantha Stosur, comunque, ha saputo mantenere i nervi saldi all’interno dello stadio Arthur Ashe trasformatosi in una bolgia, e ha meritatamente vinto la partita ed il torneo.

Grazie all’ipertecnologico “occhio di falco” sono stati (parzialmente) risolti i problemi riguardanti le dispute “oggettive” (palla dentro/palla fuori, per intenderci). Sul terreno lasciato alla discrezionalità dell’arbitro, invece, continuerà ad aleggiare il fattore umano. Ma c’è un ottimo criterio che si può adottare: il buon senso.

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